Ma come mai tutti quelli che “si può anche dire no” non lo dicono anche agli assistenti/autisti, concierge, sceneggiatori, guardie del corpo, attori, insomma, a tutti quelli che sono stati in vario modo pagati/finanziati/aiutati per procacciare/tacere/insabbiare?
Parlo del caso Weinstein, ovviamente, ma non solo. È una domanda retorica, ma non del tutto. Ne parlo qui perché anche tutto questo è un #Luminol, non solo i nostri comportamenti sui media digitali. L’equazione donna + sesso + potere tira fuori il peggio dalla società e non è più il momento di fare finta di niente. Il racconto collettivo di #quellavoltache ha aiutato molti a capire la reale portata del problema; adesso mi chiedo, vista da chi la fa facile, anche cose fastidiose, come questa:
La volta che non riuscissi a difendermi, quello che mi succede sarebbe colpa mia?
Se volete approfondire:
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- Hollywood e lo scandalo Weinstein: lo scoop che i media per anni non hanno pubblicato di Arianna Ciccone
- Smettere di essere meschini è possibile, di Daniela Losini
- Dovremmo essere tutti dalla parte di Asia Argento di Giulia Blasi
- Girls don’t cry (se a perdere sono sempre le donne) di Giusi Marchetta
- La morte di Hefner, il caso Weinstein e la caduta del “playboy lifestyle” di Marina Pierri
- Sul concetto di violenza sessuale di Marco Scarpati
Saranno gli stessi che pagano le mazzette perché non hanno scelta?