Adesso posso confessarlo: nel 2011 avevo preso BTO un po’ sottogamba. Non nel senso di metterci poca cura, ma di aver un po’ sbagliato il tono e la scelta degli argomenti da proporre a una platea che immaginavo molto conservatrice. Per fortuna siamo arrivati in tempo per seguire tutta la prima giornata e a metà pomeriggio ho detto a Filippo, ehi, sai che c’è? Io vado in albergo a rifare le slide, queste.
Nel 2012 siamo arrivati preparati, ma non nel senso di pronti, anzi, la consapevolezza dell’altezza dell’asticella era tale che Filippo a un certo punto voleva abbattermi e gettarmi nell’Arno. Per fortuna anche nel 2012 siamo arrivati in tempo per seguire tutta la prima giornata e a metà del pomeriggio sono andata in albergo a rifare le slide, queste.
Quest’anno l’asticella era così alta da non essere neanche visibile e quindi Filippo ha deciso di usare un microscopio elettronico e di parlare di storie, relazioni e fisica quantistica. L’ho trovata un’idea bellissima fino a domenica sera, poi sono entrata nel tunnel della paranoia, e indovinate come è andata? Il pomeriggio del primo giorno ho rifatto le slide, queste.
Ogni anno da tre anni partiamo con un’idea «questa è da BTO!» e per tutto l’anno raccogliamo i pensieri e gli appunti per concretizzarla. Per dire, ad agosto a Trollstigen fotografavo i cumuli di pietre pensando al parallelo con i check-in di Foursquare. Mettiamo insieme tutto, il discorso fila, siamo convinti ma non convintissimi. Poi arriviamo a Firenze e quasi senza rendercene conto troviamo lì tutti i pezzi che ci servono per completare il discorso e l’energia per farlo. Ecco, la magia di BTO è tutta qui: trovi quello che ti serve quando ti serve senza neanche sapere che lo stavi cercando.