Pochissime persone colgono il legame tra parlare in pubblico e pubblicare i contenuti del tuo intervento usando i social media per farli girare e durare. Mi è capitato più volte di cercare di spiegare che, per esempio, lo streaming e la regia video di un convegno non sono un contentino per chi non può venire, ma un investimento che ti permette di moltiplicare l’audience senza dover affittare uno stadio e senza impazzire dietro la concorrenza di mille altre eventi contemporanei.
So benissimo che i video e i social media come strumento di cronaca di un evento sono ampiamente diffusi, anche perché sono anni che lo faccio e lo propongo ai miei clienti; ricordo con particolare affetto la prima edizione di Anteprime nel 2010 con una fantastica squadra di assatanati lettori a twittare come pazzi dal tramonto all’alba (o quasi).
Quando dico che pochi vedono la continuità tra public speaking e social media intendo dire che pochi li progettano insieme: come per quasi tutto quello che riguarda i social media viene progettato l’evento (o l’intervento) e poi, a parte, come se si trattasse d’altro, la sua comunicazione e la sua amplificazione. Probabilmente è ancora un problema di dualismo reale/digitale: chi organizza un incontro in un ambiente fisico fa fatica a vedere la sua amplificazione digitale come parte dello stesso processo.
È un gran peccato, sia che si tratti di personal branding sia di maggiore diffusione per contenuti molto interessanti che, altrimenti, scivolano via come lacrime nella pioggia.