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Trovare il proprio spazio per pensare

Lo spazio in cui pensiamo è affascinante perché è personale e riflette i cambiamenti della nostra personalità: cambia da persona a persona, cambia nel tempo, anche nell'arco di una giornata, cambia a seconda del tipo di pensiero.

Certe cose vengono meglio a mano, anche per noi entusiaste del mondo digitale.” scrive Luisa Carrada, commentando il dibattito sulla necessità, in tempi digitali, di continuare a insegnare a scrivere con la penna prima che con la tastiera. Io non potrei essere più d’accordo, ma quello che sfugge spesso a questi dibattiti (e che Luisa coglie al volo) è che ci servono entrambe e che troppo spesso nel difenderne una rischiamo di perdere o di biasimare inutilmente l’altra.

Io da tempo sto riflettendo sul contesto in cui pensiamo e cioè sull’importanza dello spazio in cui scriviamo/annotiamo/schizziamo e non solo del modo in cui lo facciamo. Non sto parlando solo di spazi di scrittura, ma di pensiero, di progettazione, di ideazione.

Chiunque abbia a che fare con la progettazione oggi sa quanto è importante avere a disposizione formati diversi: si usano post-it quadrati per identificare pensieri finiti e definiti, si appendono fogli grandi a un muro per poter guardare questi pensieri da una prospettiva diversa e spostarli in ordine di priorità o cronologico, si scrive o si disegna direttamente sui muri per presidiare a lungo uno spazio e un tempo. La lavagna kanban , che sia fatta con Trello, con dei post-it su una parete o in modi più personali (nella foto sotto vedete la mia) è il simbolo della presa di coscienza dell’importanza del contesto per favorire e organizzare il pensiero, individuale e di gruppo.

Il punto qui non è solo che progettando si scrive a mano: che ci piaccia o no, si scrive a mano anche quando si usa la tastiera o il touch, a meno che voi non digitiate con il pensiero. La penna, la matita o un pennarello sono tecnologie tanto quanto il computer e imparare a scrivere è un processo lungo e complesso, per niente naturale o spontaneo. È vero, con la penna si crea il segno che nella tastiera è già disponibile, impegnando il cervello e il corpo in modo diverso, ma quello che fa la differenza (per me) è il contesto in cui penso, in cui il piacere/risultato del pensiero dipende da un insieme di fattori, non certo solo dallo strumento con cui produco dei segni.

Prendere appunti a penna per me funziona meglio quando voglio fissare dei punti che non guarderò mai più, ma se devo scrivere qualcosa di compiuto il mio cervello lavora molto meglio con una tastiera. Se devo pensare a soluzioni nuove non devo scrivere un testo, ma organizzare delle idee nello spazio su un foglio molto grande. Se devo mettere in ordine tante idee mi trovo meglio a scriverle su post-it molto piccoli, perché per funzionare devono essere chiare anche solo da una parola o da un disegno. Se mi serve più spazio per esprimerle scopro che devo pensarci ancora.

Non datemi fogli a righe o quadretti, perché ho bisogno di spazio bianco, se possibile orizzontale e non datemi fogli digitali affollati: quando scrivo senza pensarci troppo prima, come adesso, ho bisogno di ambienti come Quip, come Medium o come Noisli, che hanno il bianco intorno.

Siete sicuri che le distrazioni siano le notifiche dei social media? Per me distrazione è una serie di iconcine in alto e intorno, e lo sa bene WordPress che ha previsto il “distraction free writing” che non è un blocco del mondo intorno, ma delle funzionalità intorno. Idem per il sonoro: Noisli fornisce una serie di suoni d’ambiente che vanno dal classico fuoco acceso o rumore del mare fino a suoni considerati da molti rumori, come il chiacchiericcio in un bar. Io ho scoperto di funzionare molto meglio in un bar affollato di sconosciuti che chiacchierano, ma se le voci sono di persone che conosco (come capita spesso quando scrivi in casa) mi distraggo immediatamente.

Non è un caso che proprio Moleskine sia capace di interpretare perfettamente i bisogni e di risolvere agilmente i problemi dei suoi clienti, clienti che in teoria avrebbero dovuto abbandonarla da tempo: Moleskine non produce taccuini, produce ambienti di pensiero e di scrittura. Infatti è perfettamente a suo agio anche con il software: TimePage, la loro agenda digitale, è perfetta per chi, come me, ha bisogno di bellezza e ordine, ma non di seriosità. È perfetta fin dal nome: è la pagina del tempo e la promessa è di vedere il tempo “scorrere come un flusso”, senza interruzioni.
Idem per lo “Smart writing set” non è semplicemente una penna che registra, trasmette disegni e scrittura a mano (con OCR), perché hanno progettato un contesto di scrittura che metta insieme atomi e bit, non solo la funzionalità tecnologica. Come Lego, Moleskine ha intuito che noi non vogliamo scegliere tra atomi e bit, tra giochi e storie, ma vogliamo combinarli al meglio per goderceli entrambi.

Lo spazio in cui pensiamo è affascinante anche perché è personale e riflette i cambiamenti della nostra personalità: cambia da persona a persona, cambia nel tempo, anche nell’arco di una giornata, cambia a seconda del tipo di pensiero. Io per quanto ci provi non riesco ancora ad abituarmi a scrivere parlando, per esempio: in teoria è una grandissima comodità, in pratica, per me, è una montagna da scalare. Ascoltare in diretta quello che penso mi sembra osceno, vederlo comparire sul foglio è un piacere: spero di superare presto questa difficoltà perché spesso mi blocca lavorando con altri e perché il contesto in cui penso meglio non prevede né penna né tastiera, ed è per strada (camminando, correndo, in bici). Forse non ce la farò mai e per ora sono ancora capace di fare a memoria quello che possiamo definire “sbobinare il cervello”: andare in giro, cazzeggiare, divertirsi, nutrirsi e poi trovare il contesto giusto per fermare la soluzione che solo così arriva alla coscienza, che sia un testo, una storia, un piano editoriale o una sceneggiatura. Vi suggerisco solo di non farvi fregare: se pensate meglio chiusi in un ufficio con una tastiera, quello è il vostro spazio creativo, l’importante è individuarlo e restarci dentro finché non ne scoprite un altro migliore. Vi sentite chiusi, grigi, stanchi e bloccati? Cambiate il formato in cui cercate di sbobinare le idee che ancora non sapete di avere, ma cercate il vostro, non quello giusto per la persona media, che non è altro che la media delle persone, cioè un’astrazione.

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Ci sono 2 commenti

  1. […] e prendere appunti in modo visivo, non letterale. Io lo chiamo “girare il foglio”, perché è un mio rito: quando voglio passare dalle parole alle immagini non faccio altro che girare il foglio. Pagina […]

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