Personal (love)branding

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Più di un milione di like, tra i venti e i ventiquattro milioni di italiani raggiunti ogni mese, tassi di coinvolgimento da sogno: è finalmente nato un femminile di tipo diverso e, non a caso, lo apprezzano anche gli uomini, che sono il 40% della reach.

Ho intervistato Andrea Scotti Calderini (uno dei due founder, lo trovi su Wolf) e Daria Bernardoni (direttrice editoriale) per capire come si fa, in neanche un anno (sono partiti a febbraio 2017), a raggiungere questi obiettivi.

In sintesi, per me: vivendo i social media come un’incredibile risorsa e non come un male necessario e pensando a lettori e inserzionisti come due metà della stessa mela.

Freeda, nelle parole del suo fondatore, è una media company più che una testata e, nelle sue parole della direttrice editoriale, vive dove abitano i suoi lettori. Come si fa a gestire una simile frammentazione senza perdere la propria voce?

[Daria Bernardoni]
Abbiamo progettato Freeda in modo da non tradire mai tre valori che sono presenti in tutto quello che pubblichiamo. Non abbiamo voluto appiattire la donna in un verticale e per poter mantenere una prospettiva molto ampia ci basiamo su tre valori estremamente semplici, abbinati a un tono leggero e a una voce mai in cattedra:

  • realizzazione femminile, da intendersi come un sovvertimento della logica degli stereotipi; la lettrice di un femminile è vista, a turno, come una mamma o una che cerca marito o di fare carriera. È sempre e comunque vista come una persona che ha priorità fuori da sé, decise da altri.  Questi ruoli sono stereotipi e sono imposti dall’esterno, io invece devo e voglio sentirmi libera di fare quello che voglio fare senza il peso di uno stigma sociale. Alla base c’è un’idea di libertà, infatti Freeda è freedom al femminile.
  • stile personale, per affrontare il grande tema della rappresentazione del corpo femminile e l’imposizione di canoni estetici da rispettare anche dal punto di vista dell’espressione dell’individuo. Non ti diremo mai come ti devi vestire o truccare, Freeda è un’amica al tuo livello, una di noi. Noi cerchiamo di accompagnare la nostra audience in un percorso di approfondimento peer to peer, usando il linguaggio dell’audience, che è il nostro. Alla base c’è un’idea di diversità che vuol dire un trionfo di stili diversi.
  • sisterhood, anche qui cercando di evitare un tranello tipico delle testate femminili, che parlano di star e celebrity idealizzate facendoti sentire inferiore, per poi far partire la macchina del fango con cui le stesse celebrity vengono tirate giù dal piedistallo perché struccate, ingrassate, tradite, cadute. È un meccanismo basato sullo stimolo della parte peggiore dell’essere umano, mentre la mia generazione ha imparato tantissimo a collaborare e trova nel gruppo la propria forza. Siamo molto meno individualiste.

La nostra idea non è “arriva Freeda e ti spiega come sono le donne e ti insegna qualcosa che tu ignori”: per noi questi valori sono diffusi, soprattutto nella nostra generazione, ma non sono rappresentati correttamente dai mass media, che sono pensati e realizzati da una generazione diversa.

Per questo il nostro tono di voce è un mix di ispirazione, senza arrivare agli eccessi motivazionali degli americani, e tanta, tanta ironia e leggerezza. Ci facciamo portatrici di questi valori anche perché sappiamo che, fuori dalla cerchia dei bastioni [NDR: il centro di Milano) ci sono ancora tante donne che pensano di dover fare i lavori di casa, di dover restare a casa con i figli e simili: l’idea non è di parlare a chi è già sulle nostre posizioni, ma di aprire un dialogo costante con un’audience sempre più ampia e diversificata.

Da qui l’esigenza – l’ambizione – di una sorta di leggerezza calviniana, come per esempio i video illustrati, i doodle, che è chiaro che non sono un trattato sulla condizione femminile italiana, ma ti fanno passare tre concetti base in maniera che li capisce la sorellina di sette anni e la nonna di settanta. Questa cosa qui: funziona! Ci permette di spaziare su argomenti anche molto più divertenti senza mai però tradire i tre valori che guidano qualunque contenuto, anche il più leggero.

Libertà, diversità, collaborazione: come resistere? 

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