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darthImmagino che tutti, prima o poi, abbiano fatto o pensato di iniziare una dieta: un radicale cambio di alimentazione fatto di attenzione, controllo, rinunce e sacrifici. Chi c’è riuscito avrà familiarità con quello che succede: non tanto la fame, che per fortuna le diete da fame sono state giustamente messe da parte, ma la sequenza di nervosismo-esaltazione-risultato-sensazione di invincibilità-ritorno al peso di prima.

Più una dieta è drastica e lontana dal gusto e dalla vita di una persona, più velocemente si tornerà al peso di prima. Le diete che funzionano non sono tanto quelle che tolgono, sono soprattutto diete che aggiungono. Aggiungono varietà, sapori nuovi, lunghe camminate, sport. Una buona dieta non è una privazione da sopportare a denti stretti per un periodo limitato di tempo, è la scoperta di un modo nuovo, diverso e migliore di stare al mondo, se no non funziona.

Ecco, dimenticate l’alimentazione sana, che siamo pure sotto Natale: adesso pensate al digital detox e provate a chiamarlo “dieta digitale”. Diventa immediatamente meno figo, mi sa. Perché è la stessa cosa: un sacrificio a culo stretto per qualche giorno, per sentirsi in controllo, invincibili e poi, nel giro di pochissimo, trovarsi al punto di partenza, se non peggio. Una settimana senza smartphone! Un mese senza senza Facebook! Un giorno senza Candy Crush! Non possiamo pesarci, ma dentro di noi lo sappiamo: se non eravamo capaci di misura prima, non lo saremo nemmeno dopo.

Guarda caso, esattamente come per l’alimentazione, anche nel digitale il segreto è aggiungere, non togliere. Guarda caso lo stiamo facendo già, in tantissimi. Come scrivo nel #Luminol:

stiamo istintivamente applicando un equilibrio tra bit e atomi, esattamente quell’equilibrio che ai convegni e sui giornali si predica assente. Più la velocità dei bit aumenta, più rallentiamo scegliendo di muoverci a piedi, in bici, in barca a vela; più la realtà noiosa – soldi, contratti, burocrazia, documenti – si digitalizza, più scegliamo di dare corpo e mani alla realtà divertente – pane, orto, cucina, calligrafia. Più informazioni abbiamo, più spazio diamo al nostro corpo: corriamo, balliamo, cantiamo, senza pretese agonistiche, artistiche o di prestazione.

Il mondo dei Maker è parte integrante di questo equilibrio istintivo: il segreto non è meno digitale, è più fisicità. È fare le cose con le mani, che sia fare il pane, personalizzare un prodotto che esce dalla fabbrica pronto ma non finito o progettare e stampare da soli qualcosa che altrimenti non sarebbe esistito. È il caso dello sponsor natalizio, il distributore tedesco Conrad: con “Build the perfect Christmas gift” e l’iniziativa ConradMakers ci suggerisce di come evitare di fare un regalo in serie, e quindi ormai per noi “casi umani” imperfetto.

buildthegift

Qual è quindi “il regalo di Natale perfetto”, per loro ma anche per me? Il regalo che disegni e stampi tu, ovviamente in 3D. Esattamente come in cucina non siamo tutti cuochi, però, non siamo tutti designer: si parte da uno Starter Kit e da una serie di tutorial, con una garanzia: il progetto è di Massimo Temporelli, presidente e fondatore di TheFabLab di Milano e dello sviluppatore e maker Lorenzo Boasso. L’obiettivo è realizzare la maschera perfetta e, forse si è capito, svelarmi dietro una maschera è diventata una simpatica ossessione.

Io una cosa così così non la farò mai, e chi mi conosce lo sa, però mi piacerebbe moltissimo ricevere una maschera solo mia, o meglio due: volete proprio farmi scegliere tra Darth Vader e IronMan? È come chiedere “vuoi più bene al papà o alla mamma” e, nel caso specifico, il papà è anche abbastanza pericoloso.

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