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Progetti di comunicazione (digitale)

Lavoro per liberare le energie delle aziende e delle persone usando le storie per mettere ordine nel loro modo di comunicare, di raccontarsi, di entrare in relazione con gli altri. Lo faccio usando soprattutto i media digitali, ma solo perché da una ventina d’anni sono l’ambiente più interessante tra tutti quelli a disposizione, soprattutto se combinati con un uso narrativo degli spazi fisici (negozi, uffici, luoghi d’incontro).

Mafe de Baggis (Paola Faravelli)
Foto di Paola Faravelli

Ok, ma in pratica cosa fai?

Come (digital) media strategist ti aiuto a vedere i diversi media come punti di contatto con i tuoi clienti ideali (anche quelli che ancora non sanno che esisti) e a capire come progettare, sviluppare e gestire nel tempo la tua presenza su quelli rilevanti per te e per il tuo mercato. Ho messo «digital» tra parentesi perché ho più esperienza con i media digitali (ho iniziato a usarli professionalmente a metà degli anni ’90), ma sono convinta della necessità di una strategia transmediale, cioè un filo conduttore che tenga insieme tutti i punti di contatto: dal sito al negozio a Facebook ai cartellini del prezzo alla scatola con cui consegni i prodotti al modo in cui rispondi alle recensioni.

Il modo migliore per lavorare insieme è partire dai «Buoni propositi» (progettiamo insieme la strategia a partire dall’identikit dei clienti ideali) e poi capire se posso fare qualcos’altro per te oppure lasciarti con un buon briefing per altri fornitori. Non mi affeziono :-)

Ma quindi lavori solo con clienti e budget importanti :(

Tutto il contrario: i professionisti e le piccole aziende sono i migliori clienti possibili, perché riescono a controllare l’intero processo. Il mio costo orario è alto, ma lavorando con chi insieme pensa, decide e gestisce riusciamo a fare un ottimo lavoro in pochissimo tempo (una giornata o poco più).

Io però mi occupo solo di un pezzettino del processo, come faccio?

È semplice: insieme identifichiamo il tuo campo d’azione, cioè quello su cui puoi intervenire, e cerchiamo di renderlo in sé un esempio perfetto di come tutto il resto dovrebbe funzionare. Il mio modo di lavorare è come una lente d’ingrandimento, a seconda del campo disponibile andiamo più nel dettaglio possibile, ma non di più.

E se non ho budget?

Io, come tutti, lavoro per vivere, e non posso permettermi di farlo gratis o a poco (anche perché ho poche energie). C’è però un’eccezione importante alla regola, anzi due: sono interessata a lavorare pro bono se ho qualcosa da imparare (e quindi se lavori in un settore che ho bisogno di conoscere meglio) e soprattutto se sei molto aperto alla sperimentazione. Quindi, nel dubbio, scrivimi: non sono interessata alla visibilità, ma all’esperienza.

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Ma una bio normale ce l’hai?

Ma certo: ho 48 anni, sono una freelance convinta, progetto e gestisco iniziative di comunicazione (relazioni pubbliche e copywriting) dal 1991 e dal 1998 cerco di mettere a frutto la mia esperienza del mondo della comunicazione tradizionale per portare in Internet le aziende, le testate e le persone che ne sentono il bisogno, guidandole a interpretare e vivere correttamente un medium complesso e divertente (e ormai parte dell’esperienza quotidiana di chiunque).

All’attività di consulenza di comunicazione e di progettazione di piani editoriali e di presenza negli ambienti sociali online (community, blog, social media) associo la formazione (in aula e personale) e la scrittura (Le tribù di Internet, 2001, Hops Libri; Lei non sa chi sono io, 2007, RGB Editore; Preso nella rete, 2009, Morellini Editore; World Wide We, Apogeo, 2010).

Ho avuto una rubrica su Punto Informatico (NoLogo). Per 7 anni ho tenuto un blog doppio, Maestrini per caso; dal 2009 sono tornata a scrivere su toni più personali in giro per la rete. Nel 2014 è uscito il saggio breve «#Luminol. Tracce di realtà rivelate dai media digitali» per Informant.