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Bruciare la Forza

The Last Jedi è una fantastica parabola sull’importanza della storia per garantirsi un futuro, non per preservare il passato. 

NOTA: non ci sono spoiler sulla trama, perché non sto parlando del film, però se siete di quelli che non vogliono sapere niente di niente, non leggete.

“È tutto sbagliato”, dice Luke Skywalker a Kylo Ren nello scontro finale di Star Wars – The Last Jedi. Lo dice alla fine e lo dice anche perché ha appena capito che la Resistenza deve smetterla di guardare indietro, al passato.

Lo ha capito grazie a non-vi-dico-chi, ma vi dico come, perché è un come che è un piccolo passo nella storia di Guerre Stellari, ma un enorme passo per la nostra cultura. Lo ha capito perché qualcuno – non un cattivo – brucia dei libri. Non dei libri qualunque, ma dei libri sacri (il link è per evitare di passare ore a discutere di un dettaglio della trama, quando, come ho scritto, non sto parlando del film).

Credo che sia la prima volta che in un film vengono bruciati dei libri per mettere in scena in modo eclatante la necessità di andare avanti e ripartire con nuove idee e nuova Forza. Posso sbagliare, ma mi sorprenderebbe. Al cinema – e nel nostro immaginario – i libri vengono bruciati dai fascisti, dal potere, dai cattivi. Bruciare i libri è un atto di censura, una violenza esplicita e metaforica. In The Last Jedi, cioè in un film Disney in cui il messaggio principale è “ah regà, muovete il culo e liberatevi di noi vecchi”, bruciare i libri è necessario (anche perché, come noto a Disney ma non a molti di noi, i libri sono contenitori, non contenuti).

Come chiaro una volta visto il film non attaccarsi al passato non significa dimenticarlo, anzi: The Last Jedi è una fantastica parabola sull’importanza della storia per garantirsi un futuro, non per preservare il passato.

Se non si capisce così, m’arendo. Grazie George, sono 40 anni che mi mostri la strada.

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