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Il magico potere del parlare meno e meglio

Vorrei provare a insegnare ai miei clienti a moltiplicare il valore delle parole riducendone la quantità: perché restino, perché pesino, perché alleggeriscano, pur continuando a vendere.

Marie Kondo è una ragazza giapponese che, di lavoro, aiuta persone in tutto il mondo a liberarsi del superfluo. Ha pubblicato un libro – Il magico potere del riordino – che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Una sua giornata di formazione costa 1500 dollari e, se ve lo potete permettere, lei stessa viene a casa vostra e vi aiuta a eliminare tutto quello che non vi emoziona più (magari regalandolo). Per noi europei, carichi di storia come siamo, è una nemesi; per milioni di persone, adoranti o scettiche, una salvezza. Buttare i pesi. Fare spazio. Avere aria.

Io sogno una Marie Kondo della comunicazione e, in mancanza, mi alleno per diventarlo. Sono disordinata ovunque, ma con le parole degli altri mai. Ho lavorato per anni come copywriter, un lavoro che ti fa sembrare un tweet una sbrodolata: sono allenata a creare mondi in 40 caratteri, altro che 140. Perché dire una cosa dieci volte se puoi dirla bene una volta sola? I motori di ricerca insegnano: meglio un post ben scritto e continuamente rifinito di cento post fatti di parole fritte.

Eliminare il superfluo fa bene a tutti, ma io sogno una Marie Kondo dell’informazione giornalistica e della comunicazione aziendale, prima che personale. L’enorme volume di chiacchiere che inonda la rete, in fondo, è facilmente gestibile: gli strumenti per silenziare chi ci disturba sono già sofisticati, basta volerli usare. Una parola di troppo può uccidere, è vero, ma ho ambizioni minori: ridurre il rumore prima di affrontare la violenza verbale.

Parlando di rumore è la comunicazione aziendale il problema, soprattutto quando paga per saturare tutti gli spazi: aziende, editori e personaggi pubblici concentratissimi ad aumentare i volumi, mentre solo pochissimi si preoccupano di aumentare il valore. La soluzione non è il silenzio, ma il significato.

Valore, non volume è la formula consigliata agli editori da Pierluca Santoro, una formula che adesso non è premiata dal mercato pubblicitario, avido di click che gonfiano e non nutrono nessuno. Volume vuol dire fare 40 lanci al giorno senza neanche una notizia interessante, volume vuol dire scrivere paginate di informazioni non verificate e non verificabili, volume vuol dire rendere necessario lo smascheramento degli smascheramenti, volume vuol dire i video divertenti a destra delle notizie tragiche, volume vuol dire tutorial che non insegnano nulla, liste di liste, gallery di gallery. Marie Kondo ti insegna a piegare le magliette in modo da raddoppiare la capienza dei cassetti e trovare subito quella che cerchi, io, anche grazie a iniziative come Parole O_stili, vorrei provare a insegnare ai miei clienti a moltiplicare il valore delle parole riducendone la quantità: perché restino, perché pesino, perché alleggeriscano, pur continuando a vendere.

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C'è Un commento

  1. Grazie, Mafe! È da tempo che cercavo di dire quanto tu hai scritto in questo post e in modo meraviglioso. Condivido sul mio profilo e in #adotta1blogger, comunità smart su FB

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