Il genio dell’accoglienza

Se comunicare è un lavoro (e lo è) diverso dall'ospitare, ma solo chi ospita sa cosa comunicare serve un'idea nuova, un processo diverso, forse una figura professionale che non c'è.

Parto dalla fine, da un tweet:

Avevamo iniziato l’anno scorso, non solo raccontando come molti alberghi stanno usando lo storytelling per far “vivere una favola” ma anche invitando a parlare persone che incarnano la nostra visione di un’ospitalità che inizia digitale, si trasforma in un’esperienza che finisce con un abbraccio (magari da orso, come capita con Matteo Fronduti) e ricomincia grazie ai social media appena tornati a casa. Un testimone ideale passato a Gigi Tagliapietra e aiutato dal caso che ha portato sul palco la splendida (ed emozionatissima) Lucia Cerini del Park Hotel di Desenzano del Garda, godetevela qui:

Una sua frase racchiude l’essenza del mio lavoro nel turismo: “Il dovere etico dell’albergatore è prendersi cura di chi ci ha affidato la sua vacanza”. È una frase che avrei voluto dire io mille volte, ma se l’avessi fatto sarebbe stato velleitario: è chi lo fa che deve dirlo e come viaggiatrice sentirlo dire fa bene al cuore. Lo hanno sentito anche Annalisa Romeo e Laura Cramerotti:

Se il “why” lo definiscono gli operatori, come dovrebbe essere, a noi consulenti resta il dovere di supportarli sull'”how”, in particolare per quanto riguarda la difficile arte della comunicazione. Sono anni che dico, insieme a tanti amici e colleghi, che soprattutto per le piccole strutture la comunicazione dev’essere parte integrante dell’attività quotidiana, perché la spontaneità permessa dai social media male si sposa con la delega a terzi. È arrivato però il momento di trovare una terra di mezzo per aiutare chi non è e non sarà mai a suo agio non tanto con le piattaforme tecnologiche, quanto con le vere armi del comunicatore: creatività, scrittura, racconto o, ancora più semplicemente: produrre con regolarità testi, foto, video, illustrazioni. Se comunicare è un lavoro (e lo è) diverso dall’ospitare, ma solo chi ospita sa cosa comunicare serve un’idea nuova, un processo diverso, forse una figura professionale che non c’è.

E qui mi torna in mente un’altra sintesi di quanto ho ascoltato e cioè l’idea che il viaggio stia passando dallo sharing alla partecipazione. Per ora solo un guizzo, nato ascoltando Francesco Schettini raccontare Experience, una veloce immagine da un futuro in cui probabilmente ci monteremo la vacanza un po’ come facciamo con i mobili Ikea, non solo prenotando quello che ci piace ma costruendone un pezzettino. Penso sempre di più al viaggio come a un’abitare stili di vita diversi dal quotidiano, non dal luogo da cui veniamo. Un viaggio nel futuro o nel passato, perché quello che cambia, quando siamo lontani da casa, non è solo lo spazio, è soprattutto il tempo.

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Foto di Paola Faravelli (Humans of BTO)

Anche per questo mi piace chiudere con questa citazione dall’intervento di Alessio Carciofi sul “Digital Felix“: se trovassimo una lampada con dentro il genio dell’accoglienza che problema gli chiederemmo di risolvere?

PS: se cercate altre ispirazioni date un’occhiata a queste presentazioni

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Ci sono 4 commenti

  1. Il viaggio come a un’abitare stili di vita diversi dal quotidiano… Il viaggio come esperienza… Essere ospiti per condividere momenti, necessità, passioni, sogni, benessere, tempo. Grazie, Mafe, un bellissimo post che m’ispira nelle mie scelte di vita, persona che viaggia e ospita, oggi in Italia, domani Spagna!

    1. Prima o poi arriva, Mafe, ne sono certa! L’ospitalità è ciò che più amo ed è una costante nella mia vita. Ho iniziato in barca, un sacco di anni fa e mi occupavo del benessere di chi ci sceglieva nel Mar Rosso e nel Mediterraneo. Poi, a Milano: uscita mia figlia di casa nel 2015, la camera è a disposizione del mondo. Viaggio meno e il mondo entra nella mia casa: è una bellissima esperienza che voglio replicare e ampliare a Minorca dove il progetto è produrre benessere comune e condiviso :)

  2. Caro Genio, ho l’impressione che la comunicazione, come atto del comunicare, non sia solo una traduzione del why in how. Non sia in definitiva, una parte del motore del marketing aziendale. La comunicazione è un mondo in cui l’imprenditore dell’accoglienza si cimenta nel proprio personale viaggio dell’eroe. Mentre tanti altri se ne staranno immobili a imprecare contro l’inarrestabile declino del sistema, io parto per costruire il mio nuovo mondo. Caro genio, è bene che l’ultima cosa tu faccia sia quella di risolvermi un problema. Forse l’unica cosa che puoi fare per me me, di realmente utile, è partecipare. Partecipare al mio progetto, ed aiutarmi a descriverlo con le parole giuste.

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