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Mettiamocela via

12 cose che ho imparato e che non ho più voglia di ripetere sui media digitali, per affrontarli come parte integrante e consueta della realtà in cui viviamo e non come un mondo diverso e a parte.

12 cose che ho imparato e che non ho più voglia di ripetere

  1. Internet non esiste: è un luogo perfettamente coincidente con la realtà fisica, ci andiamo come andiamo in ufficio, al bar o in camera da letto. L’unica vera differenza rispetto agli ambienti fisici è che ci permette di essere ubiqui e/o invisibili.
  2. In Rete non ci sono conversazioni diverse, è che ascolti le conversazioni di persone molto diverse da te.
  3. Le relazioni online sono come le relazioni offline: poche sono profonde, moltissime sono superficiali, altrettante sono opportunistiche, di maniera o false.
  4. La tecnologia rende possibile abilita il cambiamento, non lo genera: una persona che non ha niente da dire o da dare non diventa attiva e generosa solo perché può farlo. Spiegarglielo un’altra volta e un’altra volta è come spiegare una barzelletta se uno non ha riso la prima volta che l’hai raccontata.
  5. La tecnologia abilita il talento dove c’è, non lo crea.
  6. I nativi digitali sono abituati alla tecnologia, non consapevoli delle sue potenzialità e in quanto tali nati miracolati sulla via di Damasco: meravigliarsi o dispiacersi che usino Facebook per commentare X-Factor e non per fare la rivoluzione è come darmi un’asta e meravigliarsi se non salto da un palazzo all’altro.
  7. La consapevolezza dei significati di un medium (di qualunque medium) appartiene a una minoranza di professionisti. Colmare il digital divide non vuol dire far diventare tutti professionisti.
  8. In quanto abilitatore e non causa del cambiamento, i media digitali in quanto tali non sono belli o brutti, giusti o sbagliati, utili o pericolosi. Il tecnodeterminismo (di qualunque segno) è solo un escamotage per guadagnare il palcoscenico.
  9. Se qualcuno – anche competente – ti spiega con dovizia di particolari i problemi di Internet, ti sta raccontando i suoi problemi con Internet.
  10. Internet è un medium in cui prevale la scrittura parlata o, ancora meglio, il pensiero trascritto. Serve una nuova sintassi.
  11. Gran parte degli scambi che avvengono online hanno natura fàtica, non di trasmissione di informazioni.
  12. È la storia, non il libro.

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Ci sono 137 commenti

  1. Tutto giustissimo e da condividere, brava. Però, a conferma di quello che dici soprattutto nel primo punto, internet dev’essere scritto minuscolo ché è appunto un luogo come la cucina o un mezzo come il telefono.

      1. Si può dire Terra e Luna, o terra e luna. Dipende dall’intensità dell’uso del sostantivo. “Vado sulla Luna, solo nei giorni di luna piena” è, credo, condivisibile, e aiuta anche perché la Luna e Internet non sono per nulla come la cucina, oso dire, a meno che si sia degli inguaribili barocchi, nel qual caso si direbbe suppergiù “imperciocché si principia al cominciamento della preparazione del Regal Desco, devesi debitamente entrare ne la Cucina”.
        Provocatoriamente, per Internet potrebbe essere osservata la regola per la quale, se la connessione è su, si usa la maiuscola; diversamente, in modo sprezzante “internet è giù”.
        Il punto è che il lemma in questione è generico e intensivo allo stesso tempo: “supermercato” non è mai, come ovvio, maiuscolo, perché nome generico, mentre “Ipercoop” ha caratteristica di “intensività” (lo usano solo i medici, non è vero italiano, ma mi serve per rendere l’idea), e quindi va maiuscolo. Internet (notare l’uso dell’iniziale di frase per mascherare la scelta) sta a metà. Forse andrò avanti su questo tema nel mio blog, forse.

      2. Si deve scrivere Internet piuttosto che internet per identificare se stiamo parlando della rete mondiale o della rete domestica della propria casa che usa gli stessi protocolli di comunicazione.

    1. Non sono assolutamente d’accordo. Internet è rigorosamente maiuscolo, poiché è l’internet (cioè l’interconnessione di reti diverse) per antonomasia.

  2. Per quanto ancora prevarrà il pensiero trascritto? La combinazione video + smartphone/tablet alla lunga renderà anche la rete un mezzo “televisivo”, temo.

    1. Non so, per ora la social tv sembra andare nella direzione contraria, rendendo visibili i commenti alle trasmissioni. Anche su YouTube i commenti sono in gran parte testuali, è un bel po’ che sento dire che cambierà, ma non vedo segnali rilevanti in tal senso.

      1. Tumblr? Pinterest? entrambi si muovono fortemente su una comunicazione per immagini e superano la scrittura testuale..

      2. Vero, ma il testo è comunque sempre presente, magari anche solo come microtesto (il nome, le pinboard, i commenti). Sono la prima a pensare che dobbiamo uscire dalla “dittatura della lettura” (per citare gallizio) ma finché ci sarà una tastiera la useremo (sarà Apple a capire il momento giusto per togliercela ;-)

      3. Anch’io penso alla Rete (che concordo nello scriverla maiuscola) sia basata sul testo. Video o audio, almeno per qualche anno altrove, saranno una componente estensiva. Ma per cercare, per descrivere, per commentare, ecc. usiamo la tastiera. Da qui il “power to the keyboard” con cui mi piace descrivere la Rete di questi anni.

        E comunque bel post Mafe ;)

      4. Sul punto 10, e il fatto che internet sia fatto da parole scritte, mi interrogo da tantissimo tempo.
        Non credo che la parola o, come ben dici tu, il pensiero trascritto rimarranno per sempre. Il fatto è che la maggior parte delle persone non è interessata a leggere nè a scrivere. Per molti è assai più invogliante guardare dei video (vedi il successo dei videoblogger o delle fashion blogger, ad esempio). Dovremmo dire che per ora internet è scritto, poichè la tecnologia è andata, per ora, per forza di cose, in questa direzione.
        Non so, a me sembra già anacronistico il fatto che stiamo ancora a picchiettare le dita su dei tastini o su degli schermi touch screen. Non so come evolveranno le cose. Ma l’unica alternativa credibile che mi viene in mente – ma è fantascienza, ed è solo un mio trip – è che in futuro saremo collegati a internet senza alcun device, semplicemente col pensiero.

        p.s. Un post stupendo.

      5. ehi, io non ho scritto “per sempre”, anche se è vero che ho un po’ forzato l’indicativo presente :-)

        Come ho detto in altri commenti credo che la parola scritta rimarrà prevalente finché avremo una tastiera e mi piacerebbe tantissimo poter curiosare negli appunti di Apple in proposito :-)

        (grazie)

  3. Concordo e sottoscrivo.
    Soprattutto i primi 4 punti. E il decimo.
    “Non esiste un dentro e un fuori, un virtuale così virtuale da essere tanto lontano dalle nostre vite reali da non provocare nessun effetto su di esse. Al contrario, siamo tutti sia dentro sia fuori… L’online, i mondi metaforici e quelli virtuali (che dovremmo smettere di chiamare così, cercando una parola diversa meno lontana da noi) stanno forzando costrutti culturali in cui tecnologia, corpi e società si incontrano per definire forme ibride di realtà che si incrociano e sfidano le frontiere ontologiche dei nostri significati….”.
    (G. Granieri, Umanità accresciuta, Editori Laterza).

    1. Non ho niente da dire. Se non che mi è capitato l’occhio sulla ta foto. E’ sono stato spinto a scrivere questo commento idiota. Vorrà dire qualcosa?

  4. Molto molto interessante e ben scritto (bella anche la piscina, en passant). Si può avere un po’ più di luce sul punto 10?

    1. Le regole della grammatica e della sintassi tradizionale – che io cerco di rispettare religiosamente, sia chiaro – non sempre sono adatte a rendere il senso di un discorso che è più parlato che scritto.

  5. Sintetico e bello.
    Voglio una spilletta con l’undicesimo punto. Lo sostengo da quando capisco qualcosa di media digitali (quindi da ieri), ma non sono mai riuscito a spiegarlo a me stesso così bene.

  6. 10 e 11 sono le mie preferite: la 10 perché riconosce una specificità che va trattata come tale e la 11 perché usa criteri esistenti e pertinentissimi per definire qualcosa che qualcuno giudica indefinibile.

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