Overtip

Overtip

Un paio di anni fa, tavolata durante la Festa della Rete, gente varia, io desiderosa di seconda birra cerco di attrarre l’attenzione della cameriera nel casino. Il mio tono di voce è un po’ come gli ultrasuoni, lo sentono solo esseri umani sintonizzati sul mio fuso orario. Io lo so, lo dimentico, mi innervosisco. Scusi? Niente. SCUSI? Niente. Mentre mi appresto a farmi violenza e gridare per farmi sentire tre.

Serve un Piano per le Ferie?

Serve un Piano per le Ferie?

http://www.pleens.com/public/oJJ7RZ2X7ScziC3vy

S-formattatevi e raccontate

Ho riproposto la mia tesi sulla “fine delle fini” delle opere narrative al convegno sulla serialità MediaChange (Università di Urbino). In sintesi: cosa succede quando l’antico piacere di non uscire mai dalle storie incontra un medium senza limiti di spazio? La mia tesi è che non ce ne siamo ancora veramente resi conto, o meglio, che chi racconta – e chi produce le storie – non ne ha ancora veramente preso.

(s)punticle #1

Bibliografia per imparare a far vivere le storie

La fiducia vien mangiando

È bello vedere i segnali deboli trasformarsi in dati di mercato. Seguo da almeno un anno l’evolversi della cosiddetta “food mindulfness“, cioè l’attenzione al benessere e al cibo che fa stare meglio più che la ricerca del metodo segreto per dimagrire in un fine settimana. Ecco due estratti dall’indagine “Health Wellness and Nutrition“, presentata da Gianni Fantasia alla conferenza stampa dell’Inkontro Nielsen 2015 (di cui sono ospite), che confermano questa.

La fisicità dell’ebook

La fisicità dell’ebook

“1. Writing and reading are fundamentally physical activities”, scrive Tom Downey in Gone, su Medium, come “branded content” firmato Ritz-Carlton (e già questa sarebbe tutta un’altra storia). Lo dimentichiamo spesso: scrivere e leggere, di base, sono attività fisiche. Lo dimentichiamo qualunque sia la nostra posizione nella noiosissima querelle carta-bit, come se la scelta non fosse sempre e sola nostra, sia nel nostro piccolo di lettore (esperienza), sia nel nostro grande.

Una vita a far distinguo

Quando studiavo PR, erano le PR serie, non Pranzi e Ricevimenti. Quando ho iniziato a lavorare con Internet era necessario precisare che virtuale non vuol dire finto, ma digitalizzato. E poi le community, che non sono software, ma gruppi di persone. E i contenuti, che non sono testi, ma i contenuti tutti, quindi anche foto, schizzi, video, impronte digitali, cuori su mappe, azioni, attenzioni. E Twitter che non è un.

Selfwee #2

Human2Human

Dell’intervento di Bryan Kramer al BeWizard di Rimini non mi ha colpito tanto l’esortazione all’umanesimo – uno dei miei tormentoni da sempre – ma la sua declinazione quasi ossessiva in semplicità, empatia e imperfezione per ottenere un unico risultato: essere Delightfully Disruptive. Vista così, più vicina alla sorpresa che alla devastazione, la malefica disruption mi torna quasi simpatica.

Map yourself

Map yourself

Un paio d’anni fa, raccontando Pleens, scrivevo “stiamo lavorando a una via di mezzo tra Amazon e Twitter”. Oggi direi che stiamo lavorando a una via di mezzo tra Booking e TomTom, ma la costante non cambia: quello che uscirà – su invito – domani è una versione molto, molto lontana da questo obiettivo, eppure per me molto più vicina a quello che ho in mente dell’app del 2012 (che.

Selfwee #1

Selfwee #0

A Digital Marketing Mix Draft

A Digital Marketing Mix Draft

Possiamo seriamente pensare a un mondo di bit che crea esperienze solo di bit? Ovviamente no, prima di tutto perché la nostra esperienza quotidiana lo nega. Usiamo da decenni i bit per far succedere cose fatte di atomi: incontrare persone, spostare e vendere merci, far viaggiare informazioni, amplificare il marketing e la comunicazione di un’azienda. Solo chi è totalmente al di fuori dei media digitali, li frequenta solo per veder.

(don’t) Skip this step

(don’t) Skip this step

È la seconda volta che, esplorando qualche funzionalità di Linkedin, faccio qualcosa senza rendermi conto di averlo fatto. Ora, non sono esattamente a disagio con questo tipo di piattaforme, quindi comincio a pensare che ci sia un po’ di malizia nel modo in cui alcuni passaggi sono costruiti, ma non sono qui per criticare Linkedin, non oggi.

Non è bello ciò che è verybello

  Perdonatemi se mentre dissezionate #verybello io vi osservo quando, per riprendere una delle metafore del #Luminol, guardate il bit e non la luna. Ci ho messo un po’ anche io, ieri, mentre cercavo di capire qual era il disagio che mi veniva non solo dal vedere questo sito online ma anche nel leggere i commenti, sia quelli ingenui che criticano un naming a partire dal proprio gusto e dalla.

E ogni tanto cambio casa

Se non ci vediamo prima, auguri

Se non ci vediamo prima, auguri

È quasi Natale e persino io sono più buona e per questo ho deciso di rivelare quello che probabilmente è un segreto che conosciamo solo noi anziani che lavoriamo da #primadiInternet. [suggerimento: la frase precedente contiene ironia] Il segreto è molto semplice: se vuoi ottenere qualcosa da qualcuno non devi chiedergli di farlo, devi fargli venire voglia di farlo. Questo implica che proposta e linguaggio siano modellati sul destinatario, non.

What’s in map?

Come in we are open

#parliamone: connettersi alla realtà

Ringraziamenti

Ringraziamenti

#Luminol è stato ispirato da quattro persone che non ci sono più e da due che non esistono. Gil Grissom perché mi ha fatto capire come usare il #Luminol anche sulle parole e sulle intenzioni, Lincoln Rhyme perché mi ha insegnato a fare la griglia prima di analizzare i fatti e a guardare la realtà attraverso gli occhi degli altri. Marco Zamperini perché, beh in molti lo sapete perché; per tutti.

#lavoltabuona (cit)

#lavoltabuona (cit)

“Questa volta vinciamo” (Viva la libertà, Roberto Andò) C’è un’Italia che scopri solo girandola e non assomiglia molto né a quella raccontata dai media né a quella vissuta da chi la abita: un paese – migliaia di paesi – fatto di passione, emozione, spirito, sapienza, intraprendenza e tanta, tanta paura di stare sbagliando tutto che però non impedisce di agire. È un’Italia che ancora non ci crede, ma ci prova lo.

Paid media, paid work

E anche i blogger sono ormai un paid medium

Nell’ottobre 2007 scrissi un post su Maestrini per caso che si chiudeva così: “Questo blog è uno spazio personale e non sarà mai in vendita, neanche per il miglior tramezzino del mondo. Chi vuole vendere il suo blog e la reputazione con esso guadagnata, è liberissimo di farlo, ma per favore, non mettetemi (non metteteci, che il Maestrino sottoscrive) nello stesso campo da gioco.” Se ne parlò molto e molti.